"Goditi i tuoi lividi, i tuoi brividi e poi specchiati. Altalene che restano ferme a metà perché non pesi niente"
giovedì 1 novembre 2012
Veleno.
"Era stato naturale, un giorno, smettere di
mangiare. Aveva semplicemente trovato se
stessa, così come voleva essere. Un velo teso
dove solo l’anima scivola. Viva, incredibilmente
viva perché in stallo in uno stato di premorte.
Era stata molto felice. Questo ricorda.
Incredibilmente felice. Dominava se stessa, con
estrema facilità. Non aveva bisogno delle cose
del mondo, dei suoi bar, dei suoi ristoranti.
La madre ogni tanto la portava al ristorante.
Ordina, mangia. Fiamma era sempre a dieta,
rubava dal piatto della figlia.
Ora le bastava una mela, camminava per ore.
Erano stati giorni così facili. Come quando
comincia una tossicodipendenza, quando
attacchi a tirare cocaina o a farti di anfetamine.
Ne conosceva un bel mucchio di sante moderne,
digiune e schizzate, piene di visioni chimiche.
Lei faceva tutto da sola, detestava ogni forma di
dipendenza.
Dipendeva solo da se stessa.
La sensazione di dominare tutto dal momento
che sai dominare la fame.
Svegliarsi al mattino con il buco. Registrare ogni
movimento interno. Il piacere di sentire che la
fame se ne va, come una coda cattiva, che le
pareti non hanno più muco, sembrano unirsi
come un’asola chiusa. Eppure avere ancora un
sacco di energia, prodotta dalla psiche, da un
gas interiore.
Erano stati giorni felici. Aspettare che le ossa
uscissero, come fiori che s’aprono al mattino.
Poi ne era dentro. Esattamente come i tossici.
La forza se ne andava, le visioni diventavano
polvere. Cose da mangiare piene di polvere.
Ma non potevi far altro che continuare. A vomitare
verde.
Voleva uscirne, ma non era una buona volontà.
Era una forma di menzogna.
Pensava alla vita. Guardava la vita degli altri.
Delle ragazze normali, con un corpo. Con i jeans
intorno al culo.
Ma ormai lei era dentro quell'altra crisalide di
vita, prigioniera. Quella dei moribondi, dei mistici
con le loro bende.
Non camminava più. Passava ore stesa sul letto. I
capelli sembravano lana di topo. E il pallore era
quello di un corpo riesumato. Cenere che si tiene
insieme."
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Sembra la mia descrizione... Ed è terribile :(
RispondiEliminaMolto triste,una mia amica sta dimagrendo di nuovo...e' sempre debole,spero si fermi.
RispondiEliminaDa dov'è tratta?
RispondiEliminaO l'hai scritta tu?
In ogni caso è tremendamente meravigliosa.
Meravigliosamente triste
RispondiEliminadal greco, thauma:
RispondiEliminameraviglia e atterrimento.
Senza parole <3
RispondiEliminanessuno si salva dasolo.
RispondiEliminaè un libro bellissimo.
Da che libro è stato preso? Sono delle bellissime parole :)
RispondiElimina"Voleva uscirne, ma non era una buona volontà.
Era una forma di menzogna."
VIVA.
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